Quanto sono lontane le stelle?

scritto da Acrylic77 il lunedì, 23 giugno 2008,14:57

Da un pò di tempo non riesco a staccare le orecchie da "Blind" singolo-tormentone del gruppo "Hercules and Love affair". Il pezzo varrebbe solo per la voce del cantautore americano Anthony (senza i Johnson).

Oltre alla forma gradevolissima c'è sostanza, ed una domanda disarmante quanto secca: una volta adulti, quanto distanti ci appaiono le stelle?

As a child, I knew
That the stars could only get brighter
And we would get closer
Get closer
Oooooh

As a child, I knew
That the stars could only get brighter
That we would get closer
Get closer
Leaving this darkness
Behind

Mmmm-mmmm
Oooooooh

Now that I’m older
The stars should lie upon my face
When I find myself alone
Find myself alone
Oooooh

Now that I’m older
The stars should lie upon my face
And when I find myself alone
I feel like I
I am blind

Feel it
Feel it
Feel it
Feel it
Like I am blind
I am blind

I wish the stars could shine now
For they are closer
They are near
But they will not present my present
They will not present my present

I wish the light could shine now
For it is closer
It is near
But it will not present my present
It makes my past and future painfully clear

To hear you now
To see you now
I can look outside myself
And I must examine my breath and look inside
Ooooooh

To see you now
To hear you now
I can look outside myself
And I must examine my breath and look inside
Because I feel blind
Because I feel blind

I feel it
I feel it
I feel it
Like I
Like I’m blind
Ooooooh
The movie will
Mmmm, and feel it
Oooooh, I feel it
Feel it

 


 

Sound. Il silenzio notturno.

Vision.

Vasily Kandinsky, Several Circles (Einige Kreise), January–February 1926

categoria: pop , dance
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Devendra feels like a child

scritto da Acrylic77 il domenica, 08 giugno 2008,21:42

Nato il 30 maggio del 1981. Il nome pare che lo abbia ricevuto dai propri genitori su suggerimento di un mistico indiano, girovago fra Texas, Venezuela, California..qui si iscrive all'istituto d'arte dandosi al disegno e alla pittura, poi l’approdo nella nuova York, con una chitarra, spirito e aspetto “Hippie”, un innato gusto per il folk, un suono avvolgente, ipnotico, decisamente sospeso nel tempo, poliglottismo ruffiano..Vidi per la prima volta Devendra Banhart alla Tv, durante una notte d’insonnia, fulminata dal singolo Heard Somebody Say, dall’album Cripple Crow del 2005. Sembrava di riascoltare i Beatles del periodo "acido", sembrava quasi di essere proiettati altrove, accarezzati da una strana sensazione di benessere. Heard somebody say è solo uno dei 22 piccoli episodi di cui si compone l'album citato. L'anno in cui è stato licenziato Cripple Crow, altri illustri colleghi di quella che è poi diventata la Factory del 2000, hanno conquistato l'attenzione del pubblico. Anthony and the Johnson, Coco Rosie, Rufus Wainwright, per citarne solo alcuni.

Tutti (o quasi) trovano spazio nella cover. Un'immagine che richiama fortemente il Sergent Pepper Beatlesiano, e che probabilmente vuole anticipare la rottura con un passato minimalista e lo-fi, prediligendo una produzione più pulita e un'eterogeneità compositiva figlia sia delle esperienze personali di Devendra, sia di una ritrovata voglia per l'ottimismo ingenuo dei '60.

Pur differenziandosi dalla precedente produzione, il disco in qualche modo conserva la magia folk dei suoi predecessori, nè è una prova l'ouverture affidata alla magnifica Now that I know, una canzone-ballata sussurrata, accompagnata da arpeggi delicati; si ha l'impressione che Devendra sia ancora lì, solo in acustica e parole. Il tempo di farsi cullare da dolci sensazione che l'album comincia a delinearsi per quello che realmente è: divertente (la successiva Santa Maria de la Feira) e zingaro, non riconducibile ad un'unica definizione.

Un lavoro frutto di numerose collaborazioni e quindi necessariamente corale, collettivo. Quando si ha la sensazione di averlo afferrato, le canzoni schizzano in una direzione differente, quasi inaspettata. Alle ballate dolci e solitarie si accompagnano le sferzate rockeroleggianti ed elettriche (Feel Just like a child, Long Haired Child), o i divertissements ragtime (Some people ride the waves).

Le composizioni di Devendra Banhart appartengono ad un'altra storia ed ad un altro tempo, i suoi scarsi 27 anni fanno a pugni con il viso, ma le liriche spesso parlano di fanciullezza, trascinando con sè una purezza che ben si accompagna alla proposta sonora di Devendra.

Discografia

Oh me Oh my, Young god 2002

The black babies, Ep, Young god 2003

Rejoicing in the hands, Young god 2004

Nino rojo, Young god 2004

Cripple Crow, XL 2005

Smokey rolls down thunder Canyon, XL 2007.

VISION

La scuola di Platone. Jean DelVille 1898 Museo D'Orsay

SOUND

categoria: folk, pop
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La vita davanti agli occhi e nelle orecchie.

scritto da Acrylic77 il giovedì, 15 maggio 2008,14:38

 

Se mi stendessi su di un lettino per chiamare alla mente i primissimi ricordi della mia infanzia non farei una gran fatica; li ho scolpiti dentro, come se li avessi vissuti dieci minuti fa’..e non si tratta di gesti, parole o episodi con altre persone, i miei genitori ad esempio, o mia sorella.. i ricordi che ho fino ai 6, 7 anni di età sono in solitaria…ho impresse sensazioni legate esclusivamente a me, a quello che ascoltavo e a cosa avevo di fronte nel momento in cui udivo un rumore, un suono, o il giradischi che andava..

 

            Ricordo, ad esempio, il Pioneer nero grigio di mio padre, le lucine verde acido delle frequenze radio, dell’equalizzatore, dei tasti del menu, il microfono poggiato sempre sopra ai dischi e le cuffione sul vetro del piatto, accanto l’adesivo di Pertini e della Ferrari. “Terra mia” di Pino Daniele ed un greatest hits dei Beatles hanno sostituito favole e racconti, tanto che le canzoni dei Beatles primi ’60 le avevo imparate a memoria nel mio personalissimo inglese..dovevo avere circa 5 anni, me lo ricavo dall’orribile caschetto deciso per me dai miei,  quando mi mettevo davanti allo specchio del corridoio, con una penna in mano, imitando Paul McCartney in playback.

 

            Le elementari le ho trascorse ascoltando tutta la musica anni 50-60, avevo i soliti idoli: Beatles ed Elvis Presley.

 Il nonno del mio migliore amico ci prestava le sue compilation dell’epoca;così, dopo lo studio, i pomeriggi li passavamo giocando a fare i Dj delle radio, trafficando clandestinamente col baracchino del nonno e tirando fuori brani improponibili…poi arrivò la mania Jovanotti-Cecchetto, poi ancora un giorno il mio amico mi guardò con aria compiaciuta e mi chiese “Hai mai ascoltato Vasco Rossi?”.

 

            No, Vasco non lo avevo mai ascoltato, a 11 anni il massimo per me era Elvis, ma da quel giorno e lungo tutte le scuole medie cominciò la scoperta delle decadi 70-80, Vasco Rossi, Police, Zucchero, Queen…arrivarono i Depeche Mode grazie ad un cugino milanese, che durante una visita a casa mia tirò fuori una cassettina TDK tutta nera..a 12 anni non avevo mai visto una cassetta con una custodia tanto sottile..al primo colpo mi impressionò più la cassetta registrata che la musica dei Depeche, pensavo che cassette così potessero comprarsi solo a Milano, non certo nella provincia casertana..da allora i depeche li associo a qualcosa di ipnotico ed inaccessibile..

 

            Coi tredici anni e la promozione dalle medie al liceo, conobbi  il mio primo stereo, una torta a più piani con tanto di lettore di cd.., fu un anno terribile perché alla gioia dell’impianto HI-Fi si accompagnò, dopo poco, l’amarezza per la morte di Freddy Mercury..una zia per il compleanno e per onorare lo stereo mi regalò il primo cd, un concerto di Eros Ramazzotti che, anche se tuttora non digerisco, mi impedisce di volergli male ;)

 

            Mi scoprii sanamente libidinosa con Whola Lotta Love dei Led Zeppelin, il mio primo ragazzo mi conquistò facendomi ascoltare “The One” di Elton John a Saint-Malo, eravamo andati assieme a fare acquisti di dischi in un negozietto del posto, dopo quella spesaccia, finimmo i soldi e ci trovammo a mangiare, assieme a un altro povero disgraziato malato di musica e di Prince in particolare, pain au chocolat per ben sette giorni, pur di non chiedere altri soldi in italia ai nostri genitori! Coi miei primi risparmi corsi da “Fusion”, il negozio del paese in cui vivo, a comprare la musicassetta NEVERMIND, dei Nirvana.. a 17 anni un pezzo di me se ne andò con Kurt Cobain quando si ammazzò con una fucilata…e poi il leader dei Bilnd Melon, e quello degli INXS, Jeff Buckley..una serie di colpi al cuore!

 

Ricordo la scoperta del metal, alla mia festa di compleanno, l’amichetto d’infanzia-finto-dj mi regalò due cassette degli IRON MAIDEN, Piece of Mind e Seventh son of seventh son..ricordo la preoccupazione di mamma, convinta che sarei diventata una satanista o giù di lì, perché non andavo in chiesa ed ascoltavo Blind Guardian, Slayer e Megadeth dalla mattina alla sera, ricordo il disappunto di mio padre ai dischi dei Guns ‘n’ Roses…uno zio inglese lo aveva messo in guardia informandolo sulla pericolosità sociale di quel gruppo, dopo una forte discussione, per scusarsi, corse da “SGUEGLIA” a comprarmi l’ultimo loro disco “Spaghetti Incident”, che faceva veramente schifo, e chi conosce i Guns e quel disco sa a cosa mi riferisco, ma fu il gesto più bello e profondo che qualcuno avesse mai fatto per me: parlarmi, ascoltare, capire, accettare e scambiare un segno di pace J

 

            Ricordo la corrispondenza con mezza italia, scambi pirati di cassette, Screaming Trees, Sex Pistols, Terrorvision, Rancid, Hole, L7…ricordo quando la mia amica romana mi presentò i JOY DIVISION e mi battezzò indelebilmente nelle acque nere del post-punk e della new wave dark, ricordo la depressione musicata dal Black e dal Death Metal, ricordo gli anni universitari passati sulle gradinate di “Tatto Records” a Napoli, a chiedermi col proprietario per quale cazzo di motivo gli americani avessero questa mania di lanciare bombe a mezzo mondo, bevendo birra, coi Marlene Kuntz alle spalle, e poi, tra quegli scaffali…scoprire meravigliata la voce di Kate Bush, la psichedelia a cavallo tra i 60 e i 70, i Portishead, gli smiths, Nick Cave, Battiato, Bjork, le prime sperimentazioni dei White Stripes.. su quei gradini ho visto morire la sinistra, salire Berlusconi, sfiorire la mia inconsapevole commedia con gli uomini..nascere la curiosità per le cucine straniere. Tattoo Records-Fonoteca-Fonoteca-Tattoo Records..o San Lorenzo, mi pare, a Roma, da Disfunzioni Musicali dove ho fatto la conoscenza degli Einsturzende Neubauten..ancora mi pento per non essermi subito entusiasmata con la mia amica romana per Silence is Sexy..

 

            Fine della mia storia di sette anni, primo innamoramento a 24 anni, Tool nelle orecchie, lei davanti a me, tutta la notte a parlare di Cure e Christian Death, di Radio Sherwood, degli anni 70, Berlino-Londra e dei Pm di ferro…è stato un susseguirsi di anni, piccole follie, rock-rock-rock, fino a quando, dopo un po’ di buio sentimentale ed emotivo, mi innamoro del Jazz..Stan Getz fu l’inizio, dopo Fresu, Davis, Monk, Mingus, Rollins, Powell..                 

 

            Tutta la vita davanti agli occhi e nelle orecchie.

Ieri questo ho ricordato in 25 minuti o poco più di treno verso casa.

            I miei spacciatori di musica casertani chiudono i battenti. Il mercato discografico è impietoso. L’ho saputo ieri, quando di ritorno dallo studio, verso la stazione incrocio la loro vetrata, e affacciandomi chiedo: “sono arrivati i cd che aspetto?”

 

            No che non li ho avuti, e non arriveranno. Niente più puntatine al negozio dopo mattinate perse nei tribunali, niente discorsoni, magazine, consigli, caramelle gommose e brioscine consumate, niente disquisizioni o dissertazioni sull’ultima uscita discografica del momento, sulla Motown, sull’elettronica e sui fasulli revival, niente liste dei dischi più belli dell’anno, niente professore, capelloni, cd usati, appelli di band scalcinate.

 

            Quando non sono da loro e lontano dalle mie zone, mi capita di comprare dischi, di tentare  d’instaurare un dialogo con chi sta dietro al bancone..proprio ultimamente volevo farmi consigliare da un tizio se fosse meglio Opel o The madcap laughs di Syd Barret, lui alza lo sguardo, e bianco-noia mi fa “mah..non so..la gente compra più questo”.

 

            Come a dire “a me non frega un cazzo di un cazzo di Syd Barrett, men che meno me ne frega di sapere cosa cazzo suoni, so solo che per lui la cassa l’ho aperta più volte con Opel, forse perché costa 3euro in meno dell’altro, del resto che mi frega, io vendo e basta, fanculo le tue domande e ‘sto Barrett”.

 

            Venderebbe il co-fondatore dei Pink Floyd come fosse una fottuta pentola in acciaio inox, potrebbe vendere calzini, pomodori, quadernoni…a lui che gli frega, mica fa l’artista, è un negoziante.

 

            Ecco, questo mi attendo per il futuro. Negozianti di merce. Omogeneità di merce. Indifferenza di interessi… Syd Barrett antiaderente, pentole musicali..e mi è venuto da piangere.

 

 

Film Alta Fedeltà. 2000. Tratto dall'omonimo romanzo di Nick Hornby

categoria: ricordi musicali
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